Aspettavo l’uscita di InsideOut da quando ho visto il trailer mesi fa: prometteva un meraviglioso viaggio nella mente ‘frammentata’ dell’essere umano, echi di Gurdjieffiana memoria mi balzellavano in testa mentre attendevo con ansia di vedere in che modo, ancora una volta, questi maghi dei cartoni animati sarebbero riusciti a infilare concetti profondi e avanzati nelle trame e nei disegni per bambini. Io sono una fan accanita di Kung-Fu Panda.
Niente di più diverso si è rivelato il film: un inno a quella frammentazione e a quelle forze interne che ci rendono schiavi e ci tolgono ogni libertà, forze che ogni serio percorso di crescita cerca di comprende, trasformare, trascendere, per giungere al vero ‘Sè’.

Dicono tutti: ‘è solo un cartone! Cosa ti aspettavi? Un trattato di psicologia cognitiva?’.
No, mi aspettavo un trattato di buon senso al passo con i tempi.nCome ho già scritto altrove, dall’epoca di Freud sono passati anni e la psicologia è stata ampiamente ribaltata rispetto alle tesi del suo fondatore moderno.

da sinistra in alto: S. Freud, C.G. Jung, A. Maslow, S. Grof

Man mano la visione meccanicistica, che in questo cartone è sposata così caldamente, ha lasciato spazio sempre più all’elemento umano e via via persino a quello spirituale. Insomma, si è cercato di trovare e di spiegare quel ‘qualcosa’ che ci rende così diversi da tutto il resto del creato, e non di spiegarci attraverso ciò che ci uniforma a qualsiasi altra ‘macchina’, costituita e guidata solo da fluidi, tubicini, pulsanti che si illuminano e leggi insormontabili.
Ma è solo un cartone, cosa pretendi, è dedicato ai bambini.

Da quando, poi, i cartoni animati della Pixar sono dedicati ai bambini? Da che ne ho memoria, ogni cartone animato Disney, Pixar et similia, porta con sé un preciso messaggio: dietro alla facciata dei bei pupazzetti avvincenti, che sì, divertono i bambini, c’è un preciso intento PEDAGOGICO.
Aho! Ma me lo sono inventato io che le favole, i miti e leggende – che si raccontano, appunto, ai bambini – sono i veri custodi dei valori di una cultura, di un’epoca, di un pensiero addirittura cosmogonico?
Non è un cartone per bambini. Dietro produzioni come questa ci sono fior fior di studi, di consultazioni di esperti, di riunioni e riunioni kilometriche, nulla è lasciato al caso. Ergo, dietro questo cartone c’è una precisa scelta e un preciso intento di veicolare una visione dell’essere umano. E di farla passare, sotto forma di gioco, ai bambini.

E questa visione non ha niente di illuminato.

L’uomo, anche se nella sua versione di bambino adolescente, ne esce come un pupazzetto in balia delle proprie emozioni, quindi di >forze in qualche modo ‘esterne’ a lui, e da lui in alcun modo controllabili.

E’ l’apologia dello schiavo.


Quello che mi aspettavo, cioè un cartone animato che facesse vedere come spesso le nostre decisioni sono frutto di forze a noi estranee, e magari qualche spunto, consiglio, a cercare chi siamo veramente al di là di queste, si è trasformato nell’esatto opposto: un’ovazione, una legitimazione di queste forze, una riduzione di tutto l’essere di questa bambina a un gioco coordinato delle emozioni, che, badiamo bene, sono TUTTE BUONE! Rabbia, paura, tristezza… ognuna ha il suo compito, e la serenità della persona sta nel loro riuscire a mettersi d’accordo per intervenire ognuna al momento giusto, secondo quello che è il loro compito.

Ecco. Fine dei giochi. Dov’é l’ESSERE? Dov’é la domanda fondamentale che l’uomo da migliaia di anni si pone: CHI SONO IO?

Tu sei solo un’accozzaglia di emozioni, che dirigono le tue azioni basandosi sui tuoi ricordi immagazzinati come all’interno di un grande computer, e sei fortunato se queste riescono a mettersi d’accordo.
Ma di TE, non c’è traccia in questo film