Ieri ho scritto sul mio profilo facebook l’aforisma meglio non fare se non si è, e qualcuno mi ha chiesto spiegazioni, quindi approfondisco l’argomento.
Questo aforisma è una critica al moderno proliferare di ‘maestri della porta accanto‘, ovvero di persone che non appena ricevono un pò di conoscenza si mettono subito a trasmetterla. Coscienti o non coscienti di cosa effettivamente stanno trasmettendo. Coscienti o non coscienti se quello che hanno ricevuto sia veramente ‘Conoscenza’.

Come faccio a essere cosciente se quello che sto offrendo può davvero avere un valore per qualcuno o lo ha solo per me, in termini di accrescimento del mio ego o del mio portafogli?
In nessun modo esteriore posso esserne sicuro, è solo un fatto di Coscienza.

Nel campo così evanescente delle disciplineSpirituali, insegnare qualcosa senza aver raggiunto uno stato di coscienza ‘Reale’ è certamente più dannoso che insegnare canto senza conoscere appieno la tecnica. Perchè si va a inibire un potenziale di crescita infinitamente prezioso.

Quanto era categorico su questo punto Gurdjieff?

Non è mai abbastanza la cautela con cui possiamo e dobbiamo affacciarci al mondo e offrire la nostra ‘guida’ in un percorso di crescita.

La domanda ‘dove sono io adesso‘ in questo percorso, e la continua ricerca di una risposta sincera, non sono mai tempo sprecato. Perchè se è vero che arriva un punto in cui non si può fare a meno di trasmettere quanto si è appreso – pena l’arrestarsi del processo di crescita – come diceva lo stesso Gurdijeff, è altrettanto vero che le trappole insidiose su questo cammino che ci spingono a manifestarci come ‘insegnanti’ solo per appagare il nostro ego, sono innumerevoli.
Quindi bisogna sempre tenere d’occhio i nostri processi interiori e domandarci costantemente ‘cosa mi spinge a fare questo?’.

Faccio dunque sono o sono dunque faccio?

Recentemente una persona mi ha detto:

«non voglio che il mio fare esteriore compensi il mio vuoto interiore»

Purtroppo questa è una gran verità. Il 90% delle cose che l’uomo fa servono a colmare un vuoto interiore che deriva, appunto, dal non aver raggiunto la propria Essenza. L’equazione è molto semplice: la nostra definizione di noi stessi è legata a ciò che facciamo. Faccio dunque sono. Se non si fa niente si tende a sentirsi ‘nessuno’ a non identificarsi con niente. E gli altri non fanno altro che ribadire questo concetto. Non è forse vero che la prima cosa che ci viene chiesta quando qualcuno ci conosce è: ‘…e cosa fai’?

Il nostro compito è quindi cambiare l’equazione: da ‘faccio dunque sono’ a ‘sono dunque faccio’

Disidentificarsi è il passo più importante e più difficile nella ricerca di Sè. Ma è strettamente necessario se si vuole davvero raggiungere l’Essere.
Non è un caso infatti che quasi tutti i cammini spirituali contemplino prima o poi dei lunghi periodi di isolamento totale. Solo nella più completa assenza di stimoli esterni si può raggiungere il contatto reale con l’unica fonte di Verità: la nostra Essenza. E una volta raggiunto questo contatto esso deve diventare stabile. Quella voce VERA, la voce della nostra Essenza, deve essere riconoscibile e ben udibile costantemente. Questo è, ad esempio, ciò di cui parla Aurobindo quando descrive il ‘sopramentale’. […]

Solo allora la spinta al ‘fare’ verrà da un’energia pura, alta, Reale. Non sarà la spinta del proprio ego che lotta e si strugge continuamente per essere ‘qualcosa’ o ‘qualcuo’, finanche una figura spirituale, finanche un ‘buon samaritano’, finanche una persona buona che fa del bene agli altri.

Certo, meglio avere persone identificate con ego che fanno del bene agli altri, piuttosto che persone identificate con ego che vogliono solo apparire, e comprare l’ultima borsa di Louis Vitton per ‘rimorchiare’.

Ma pur sempre di ego si tratta. L’ego si veste solo di un’altra maschera. Una maschera ‘spirituale’.

Quindi attenzione. Per chiunque voglia fare un vero percorso spirituale, ritardare il momento di mettersi ‘a servizio’ degli altri, fino a quando non sia proprio più possibile farne a meno, è praticamente un must.

Altrimenti, buona illusione a tutti. Purché ne siate consapevoli.