influenzaSono qui in convalescenza ancora in casa dopo una settimana di influenza acuta che mi ha lasciata a pezzi. Sono stata quattro giorni filati a letto senza quasi muovermi e alzarmi, da quanto stavo male. I sintomi erano i soliti dell’influenza: febbre, mal di testa, spossatezza, dolori articolari, tosse, naso gocciolante, difficoltà a respirare.

Alla fine ieri, quando finalmente mi sentivo un po’ meglio ho notato che QUESTI sintomi stavano man mano scomparendo. E che ne emergevano nuovamente ALTRI, che si erano assopiti nella fase acuta della malattia. Giacché mi sono detta: questa influenza è stata solo l’acutizzarsi di una ‘malattia generica’ da cui sono affetta sempre, solo che mi sono così abituata ai suoi sintomi, da non farci più caso e considerarli normali.

E ho pensato che questa in realtà è la condizione in cui ci troviamo tutti quanti, tutti noi abitanti del mondo così detto civilizzato:

siamo tutti malati, una malattia sottile e costante che ha sede nell’anima e che si manifesta in piccole nevrosi quotidiane,

tanto piccole da passare inosservate a un occhio poco attento. O semplicemente abituato a vederle.

I MIEI sintomi ‘perenni’ quali sono?

Prima di tutto la mia ossessione verso la ‘manicure’ se posso chiamarla così. Non mi mangio le unghie, ma mi strappo le pellicine, e se ho a portata di mano il mio kit da manicure invce di strapparle le taglio, limo, ripulisco, perfeziono… E’ un atteggiamento che sento chiaramente come non sano, nel senso che non è un semplice voler avere belle mani, è una sorta di… pensiero costante. La mia mente porta sempre l’attenzione alle alle mani e se vede una pellicina o qualcosa fuori posto lo  DEVE rimuovere, si arrangia come può, con i denti, con le unghie, con il tappo di una biro…
E’ chiaro che detta così suona paranoica. Ma vista dall’esterno questa cosa non risulta così assurda come ora che la descrivo. Semplicemente perché è una ‘nevrosi accettata’.

Quante altre nevrosi accettate mi porto addosso?

Per esempio quella di far scrocchiare le ossa del collo ogni tanto o comunque di sistemarmi le spalle, sollevandone una o roteandola verso l’indietro, perché mi sento ‘storta’. Una sorta di ‘tic’, ma non così tanto nervoso da farlo sembrare un tic vero e proprio.

E potrei andare avanti ancora se solo mi mettessi a osservare o ricordare bene e con attenzione. Ma non è fare l’elenco delle mie nevrosi lo scopo di questa lettera. Quindi prima di andare avanti citerò solo alcune delle più comuni che ho notato anche negli altri, perché nessuno si senta escluso dal popolo dei ‘malati di civiltà’.

Tossicchiare a intervalli ‘regolari’ come per schiarirsi la voce

Leccarsi le labbra

Girare i pollici l’uno contro l’altro

> Arricciare il naso come per rimuovere un fastidio interno

mangiare in modo compulsivo

fumare

> masticare cewingum

sistemarsi i capelli o grattarsi il cuoio capelluto

> tirare su la cintola dei pantaloni

bere caffè

etcetera etcetera etcetera…

Qui la realtà è più feconda dell’immaginazione quindi basta farsi un giro in metropolitana per raccogliere una casistica ben varia di quella che io chiamo la ‘malattia della civiltà’. Questi piccoli gesti continuamente ripetuti sono un po’ quello che Gurdjieff chiamava ‘ammortizzatori’, ovvero gesti che permettono di sfogare un’ansia interiore a cui non si riesce a da sfogo altrimenti e che in questo modo viene solo tamponata, non certo risolta. Sono un po’ come la valvola di sfogo della caffettiera quando la pressione è troppo alta.

Noi siamo una bella caffettiera continuamente sotto pressione la cui valvola di sfogo è sempre al lavoro, rappresentata da questi piccoli comportamenti compulsivi. Quando la pressione raggiunge valori troppo alti perché i tic corporei assolvano il compito di sfogare il surplus di ansia e frustrazione, allora ci ‘ammaliamo’ in maniera più visibile, o più ‘fuori dalla norma’. Si va dalla semplice influenza a vari altri livelli di malattia fisica, o di malattia psichica più conclamata, come ansia, depressione, insonnia o attacchi di panico.

Ma questo non significa che solo chi ha superato il limite di ansia gestibile con i piccoli ammortizzatori quotidiani è ‘malato’.

Siamo tutti malati. Siamo malati di civiltà.

> Siamo malati di questa cosa per cui nessuno conosce veramente il senso del suo vivere, il perché si alza tutte le mattine e percorre chilometri in mezzo al traffico per arrivare in un luogo di lavoro dove per otto ore compie gesti che capisce in relazione all’immediato futuro, ma non in relazione alla sua intera esistenza.

> Siamo malati di questa cronica mancanza di tempo per dedicarci ai nostri affetti, alle relazioni, alla scoperta di cosa vogliamo e chi realmente siamo o alla sua realizzazione se lo avessimo scoperto.

> Siamo malati di mancanza di ascolto, di mancanza di profondità, di mancanza di senso.
Di noia.

> Siamo malati di egoismo, di chiusura mentale e di presunzione. Di frenesia.

> Siamo malati di vivere una vita non nostra, decisa dagli altri per noi e a cui aderiamo per convenienza, per pigrizia o per semplice ignoranza della possibilità di qualcosa di diverso.

E così consideriamo malati i drogati, gli alcolizzati, i pazzi conclamati o i degenti degli ospedali: senza vedere che quelli sono solo la punta di un iceberg.
Il resto dell’iceberg siamo noi, tutti malati di civiltà.

Civiltà che non lascia spazio alla libera espressione dell’Essere, che è l’unica vera forma di guarigione. Finché il nostro Essere non si esprime liberamente nel nostro corpo e nella nostra psiche, questo o quella saranno per forza malati.

Ma noi non ce ne rendiamo conto. E questa è l’altra faccia della malattia, una malattia dentro la malattia: non rendersi conto di essere malati ed essere abituati ai sintomi. Essere abituati ad arrivare la sera a casa stanchi ed esausti, abituati a svegliarci la mattina quasi più stanchi ancora e svogliati, abituati a non riposare bene, abituati a vivere nell’ansia, nello stress, nella paura continua (di perdere il lavoro, di non avere abbastanza soldi, di essere aggrediti, o derubati, di ammalarsi, di non trovare un compagno, di essere troppo grassi, di essere troppo magri, di non essere abbastanza bravi… e potrei continuare all’infinito). Abituati ad avere sempre quel bruciore nello stomaco, quel gonfiore nella pancia, quel dolore alle spalle, quel sottile mal di testa che ogni tanto scoppia, quella tachicardia, quella colite, quella gastrite, quell’altra ‘ite’ qualsiasi.

Mentre il nostro stato normale, che abbiamo dimenticato, è di essere SANI!!!!!!!

Quanti di noi credono veramente che sia la norma essere sani, completamente sani, e quanti invece pensano, più o meno consciamente, che ‘avere qualche acciacco’ sia normale?

Questa macchina infernale che ci sta schiacciando tutti come Esseri umani si chiama civiltà.

Noi la idolatriamo come fosse un Dio, come fosse la nostra forza, il nostro orgoglio, invece è un mostro che ci divora e che ci rende schiavi. Un mostro che ci spersonalizza e ci de-umanizza completamente. Una macchina che gira intorno a qualcosa che non è l’uomo. Anche se dall’uomo è stata creata e apparentemente PER l’uomo.

Bisogna per prima cosa rendersene conto.

Questo è un passo fondamentale per poter trovare una soluzione, che non è mia intenzione adesso proporre.

Adesso voglio solo porre l’accento su questa cosa che mi è saltata agli occhi ieri mattina:

credo di essere ‘guarita’ dall’influenza, ma sono solo rientrata nei ranghi del mio ruolo di malata cronica. Malata di civiltà

E questo vale per tutti.

Buona indagine allora, sui vostri personali ‘sintomi’ di malati di civiltà.